domenica 4 marzo 2018

Equilibrium (2002) di Kurt Wimmer


Trailer del film


Buona fantascienza distopica, che riesce a coinvolgere e ad appassionare. La storia ha delle basi abbastanza classiche, ma riesce a creare una buona messa in scena, anche se poco originale. Molto intrigante la formazione del corpo scelto di polizia, avendo mischiato in maniera originale le arti marziali e l'uso delle armi da fuoco. Questo porta alla costruzione di scene molto interessanti, sia dal punto di vista visivo che scenografico. Le scene di azione sono gradevoli e ben strutturate. Le psicologie dei personaggi sono delineate in maniera efficace, anche se hanno delle evoluzioni fin troppo repentine. Il messaggio di fondo non è dei più originali, ma riesce ad essere trasmesso abbastanza bene. Alcuni momenti riescono anche ad avere un buon pathos e la messa in scena, grazie ad una fotografia slavata, porta ad avere una buona atmosfera, che rimanda ad altre pellicole classiche per il genere. Il finale è fin troppo idilliaco, ma non stona eccessivamente con la pellicola. La regia è buona e crea il giusto pathos nei momenti cruciali. Alcune sequenze sono molto buone e nel complesso il tutto è portato avanti con cura, senza eccessive cadute di stile, anche se non mancano alcuni limitati cali.

Mute (2018) di Duncan Jones


Trailer del film


Duncan Jones torna con un buon fantathriller, molto derivativo e citazionista. Fin da subito veniamo catapultati in un futuro distopico che deve la sua estetica all'immortale Blade Runner, tanto da sembrare ambientato nel medesimo universo narrativo. Il microcosmo proposto ha degli spunti interessanti e viene gradualmente intrecciato in maniera sapiente e con personaggi molto particolari e che ben si amalgamano fra loro. Il protagonista ricopre un ruolo simbolico essendo, per cultura, estraneo a qualsiasi forma di tecnologia e per questo risulta un escluso dalla società, ormai assoggettata alle macchine. Quest'ultime non vengono mostrate in maniera dispregiativa, ma come potenzialmente pericolosa se utilizzata a sproposito. La pellicola a livello estetico resta molto gradevole e ben ispirata, anche se sconta a volte una CGI non sempre eccezionale. La messa in scena invece è sempre all'altezza e cala bene nel contesto presentato. Anche la storia, pur essendo molto classica, riesce ad avere delle svolte e uno sviluppo molto interessante, con un incedere sempre ben ritmato e una parte finale che conclude più che degnamente l'opera. La regia dimostra una buona mano e riesce a creare un'atmosfera molto coinvolgente e immersiva. Il comparto tecnico costruisce una narrazione classica con un taglio originale e che scorre benissimo fino allo struggente finale. Un'opera sci-fi di qualità veramente apprezzabile.

Logan - The Wolverine (2017) di James Mangold


Trailer del film


Una degna conclusione per uno dei supereroi più conosciuti. La pellicola porta lo spettatore in un contesto futuristico, in cui è avvenuta l'apocalisse per i mutanti e i pochi sopravvissuti sono costretti a nascondersi per sopravvivere. Uno dei mutanti più forti e rappresentativi della superiorità della loro razza sull'umanità, Wolverine, è ridotto molto male e ben rappresenta la decadenza del periodo nel quale vive. Lo sviluppo lo vede di fronte a numerose scelte difficili che gli permetteranno di concludere degnamente la sua saga. Nulla di innovativo nella trama, ma il modo nel quale viene messa in scena è molto interessante e per nulla consolatorio. Il mondo presentato è governato dalla violenza, non solo fisica, ma anche politica verso i cittadini, che sono ormai comandati da multinazionali che hanno il solo interesse nel profitto e nel controllo della popolazione. Non manca una violenza inusuale per un'opera del genere, cosa che dimostra come la libertà creativa sia stata ampia. La coprotagonista ha inoltre un carattere molto forte e che spicca anche accanto un Jackman in grande spolvero. Non mancano alcuni difetti, come dei nemici caratterizzati da una stupidità disarmante e una parte finale fin troppo "idilliaca", ma nel complesso è una pellicola che convince pienamente. Molto intelligente l'idea di non spiegare tutto ciò che è accaduto ai personaggi negli ultimi anni della loro vita, lasciando comunque intendere molto.

La forma dell'acqua - The Shape of Water (2017) di Guillermo del Toro


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Una grandissima opera di Del Toro, che racconta una favola creando un inno alla diversità e all'amore. L'intreccio è molto lineare, ma non per questo banale, anzi riesce ad avere una profondità e una forza rara. L'esaltazione della diversità è il fulcro centrale dell'opera che va ad attaccare ferocemente quella parte di società che non accetta il diverso e che dietro un'immagine apparentemente pulita si nascondono le pulsioni più abbiette dell'individuo. I freaks di questa pellicola denotano una forza incredibile che li spinge ad andare avanti e a trovare il loro posto nel mondo. La storia è inoltre molto poetica e tratta con eleganza i temi affrontati e la storia d'amore della protagonista con la creatura. Alcune scene vantano una cura e una poesia degna di un grande autore, tanto da rimanere impresse per giorni dopo la visione. La messa in scena è molto adulta, nonostante l'atmosfera fiabesca, e non risparmia delle sequenze molto crude e violente, non solo dal punto di vista psicologico. Il reparto tecnico fa un lavoro egregio, sia con gli effetti speciali, sia con la messa in scena, che risulta sempre curata ed ispirata. I personaggi sono ben caratterizzati, con una grande protagonista e un antagonista volutamente sopra le righe e che rappresenta l'archetipo della società intollerante e chiusa mentalmente. Un film che apre il cuore e fa sognare che in fondo anche i diversi avranno il loro riscatto su una società oppressiva e miope.

La ragazza del treno (2016) di Tate Taylor

 

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Il buon inizio della pellicola faceva ben sperare, dato che viene da subito creato un buon intreccio che pone lo spettatore di fronte ai punti di vista dei diversi personaggi femminili, che poi va uno sviluppo un po' banale e non entusiasmante. La protagonista dimostra un buono spessore psicologico, che porta lo spettatore a provare empatia per lei, ma tutto questo non è valorizzato a sufficienza da dei comprimari interessanti, dato che sono quasi tutti un po' piatti o poco convincenti. La trama non è male, pur essendo semplice, e riesce a creare un buon mistero all'inizio con alcune sequenze ben strutturate e che mandano fuori strada lo spettatore. Purtroppo nella seconda metà vengono intessuti intrecci un po' mosci e il finale risulta prevedibile con largo anticipo. Alcuni buoni momenti ci sono e nel complesso l'atmosfera è buona in alcuni frangenti. Buono il ritmo che lascia vedere senza affanno tutta la pellicola. La regia fa un po' fatica a valorizzare la storia e non presenta mai guizzi degni di nota. La fotografia dà un tono interessante alla pellicola e risulta una delle componenti tecniche con più personalità.

giovedì 22 febbraio 2018

E Johnny prese il fucile (1971) di Dalton Trumbo


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Un grande film antimilitarista, che racconta una storia molto cruda e umana allo stesso tempo. La narrazione segue la degenza di un soldato rimasto tremendamente mutilato durante un bombardamento della prima guerra mondiale. Il tutto ruota intorno ai suoi pensieri, il quale, non potendo comunicare, ripensa alla sua vita e ragiona sulla sua condizione attuale. I suoi pensieri, messi in scena benissimo, e i momenti nell'ospedale si alternano andando a creare una narrazione efficace e forte dal punto di vista emotivo. Il modo in cui la guerra gli ha rovinato la vita e il modo in cui viene trattato dai militari mostrano come in guerra l'essere umano perda la sua individualità e si muova in un contesto che non gli è naturale. La forte critica viene portata avanti anche verso la società, che sfrutta i giovani, togliendo loro il futuro, per difendere lo status quo creato dai potenti. La parte finale della pellicola è la più dura, fino ad un finale terribile che lascia senza fiato. La regia è ottima e riesce a far ben trasparire il tormento del ragazzo, sfruttando delle belle ambientazioni e uno sviluppo ben ritmato. I sogni del protagonista sono veramente ben realizzati e l'inserimento di momenti molto teneri in un contesto così disperato, crea un ulteriore disagio nello spettatore. I personaggi sono ben caratterizzati e il protagonista crea una grande empatia con lo spettatore. Semplicemente un ottimo film.

Ore 15:17 - Attacco al treno (2018) di Clint Eastwood


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Un film di Eastwood che non mi ha convinto pienamente, per via di una storia mal gestita lungo la durata del film. Il lato tecnico c'è e riesce a creare delle sequenze veramente riuscite, soprattutto nella prima parte del film, ma alla lunga la storia raccontata perde mordente e non risulta interessante, essendo i personaggi già approfonditi a sufficienza nella prima metà. La critica iniziale alla società americana, che fa fatica a valorizzare i cittadini con delle potenzialità, traspare molto all'inizio, ma poi il messaggio si va a perdere in una visione un po' troppo linda e patriottica della vita militare. La seconda metà subisce un forte calo qualitativo nella narrazione, dilungandosi inutilmente e facendo scemare l'interesse per l'attentato vero e proprio, che crea inizialmente molta curiosità, ma che perde forza a causa delle continue allusioni. La parte finale invece è molto buona e va a chiudere benissimo la vicenda, con il giusto pathos. Purtroppo la pellicola viene minata anche da dei personaggi che non hanno uno spessore tale da meritare un approfondimento così lungo, anche se non sono male. La regia crea delle inquadrature interessanti, invece la fotografia in alcune sequenze sembra un po' piatta.