lunedì 3 febbraio 2014

Facciamola finita (2013) di Evan Goldberg, Seth Rogen


Trailer del film


Divertente commedia horror che prende in giro lo star system e gli ambienti dove dominano le relazioni di facciata. Il film racconta di una festa a casa di James Franco, durante la quale scoppia l'apocalisse (in senso biblico) e i superstiti della festa si barricheranno in casa per tentare di sopravvivere, non essendo stati scelti per ascendere al cielo. La pellicola ha alcune caratteristiche che la rendono molto interessante. Ad esempio tutti gli attori e le star presenti interpretano loro stessi, mentre la trama è completamente fuori di testa ed ha dei risvolti veramente divertenti. La scelta di far interpretare se stessi agli attori ha permesso di fare molta ironia sulla falsità dei rapporti fra di essi, inoltre ha dato l'opportunità di costruire delle personalità fittizie per alcuni personaggi, rendendoli autoironici e peggiori di come appaiono in realtà (Micheal Cera drogato perso è fantastico). Il film diverte moltissimo e ci sono molte scene talmente folli da rendere impossibile non ridere. Il ritmo è ottimo e il film scorre via benissimo, grazie ad una buona varietà di situazioni che, vedendo come protagonisti gli attori stessi, risultano ancora più efficaci. Ovviamente tutti si sono messi in gioco e nel complesso danno un'immagine di se stessi veramente pessima. Ciò è reso ancora più evidente dal fatto che nessuno di loro viene scelto per andare in paradiso. Nonostante possa sembrare una pellicola fatta per ritrovarsi con un po' di amici, senza avere idee dietro, in realtà dimostra di saper intrattenere bene e non rinuncia a lanciare alcune frecciate allo star system, fatto di falsità e di apparenza, e ai falsi buonisti che si comportano bene più per convenienza che per motivazioni profonde. Nel film non manca nemmeno una buona dose di splatter, che in alcuni momenti raggiunge dei bei livelli (la scena con la testa mozzata è epica). La regia è ben fatta e riesce a non far mai annoiare, cosa non facile visto che l'azione è quasi interamente all'interno della casa di James Franco. Ha inoltre delle trovate visive interessanti (quando ballano dopo essersi drogati, mi ha fatto ridere molto) e dei tempi comici niente male. La fotografia predilige ovviamente colori tendenti al rosso, vista l'ambientazione postapocalittica e riesce a dare una certa cura nelle inquadrature, pur non risultando eccezionale. La colonna sonora è molto commerciale, ma non stona con le situazioni e in alcuni momenti l'ho trovata molto azzeccata. Gli effetti speciali sono ben fatti e contribuiscono a creare delle belle scene splatter. Gli attori nel complesso sono convincenti, con Michael Cera sopra le righe e divertentissimo, e i cinque protagonisti un po' esagerati ma sempre convincenti. Quindi, questo è una bel prodotto che ha buone idee e riesce a portarle in fondo facendo divertire, senza sacrificare il lato grottesco della vicenda, fino ad un finale sopra le righe che chiude degnamente la vicenda.

domenica 2 febbraio 2014

Rusty il selvaggio (1983) di Francis Ford Coppola


Trailer del film


Bellissimo film che descrive una generazione di giovani abbandonata dagli adulti, considerata senza speranza, e che per questo non riesce a diventare adulta e ad inserirsi nella società. La storia è quella di Rusty, giovane capobanda che passa il tempo in giro con gli amici e facendo a botte. Lui vive avendo come punto di riferimento il fratello, "Quello della moto", che è rimasto nell'immaginario collettivo della cittadina, come un grande capobanda. Un giorno quest'ultimo torna in città, dopo un po' di anni e cercherà di far capire a Rusty come andare avanti con la sua vita. Il film scorre benissimo, intessendo una trama molto introspettiva e componendo una realtà sociale degradata, in cui i genitori delle famiglie più povere sono assenti e i giovani non sono aiutati dallo stato, che li perseguita e tenta di eliminarli dalla società. La pellicola mantiene un ritmo molto pacato e mostra lo stato confusionale di Rusty, che si rifiuta di accettare che il fratello abbia abbandonato la vita che faceva in precedenza. I protagonisti sono degli alienati, per via di una società buonista che è pronta solo a giudicare e mai ad aiutare. Viene posta anche l'attenzione sullo scorrere del tempo, dato che Rusty sembra non accorgersi come la vita gli stia sfuggendo di mano e ciò sembra rappresentato da alcune scene dove le nuvole scorrono molto velocemente, mentre loro si muovono a velocità normale. SPOILER Molto bello è il finale, dove "Quello della moto" capisce di non poter più rientrare nella società e decide di sacrificarsi per il bene del fratello, che capirà di dover crescere ed emanciparsi FINE SPOILER. Il lato tecnico è eccezionale, con una regia che orchestra magistralmente sia i combattimenti (fatti benissimo), sia le parti più lente (la maggior parte del film). Inoltre c'è un uso ottimo delle ombre, sfruttate per scene in cui non appaiono direttamente i personaggi, che ricorda i film anni 40. La fotografia è eccezionale, con un bianco e nero splendido, giustificato dal fatto che il fratello di Rusty non riesce a vedere i colori. Anche le ambientazioni sono ottime e descrivono benissimo l'ambiente urbano in cui si svolge la vicenda. La colonna sonora risulta essere martellante e sfrutta spesso suoni urbani per dare un senso di straniamento. Gli attori danno prove ottime, con Mickey Rourke e Dennis Hopper una spanna sopra a tutti. Nel complesso i personaggi sono caratterizzati molto bene e risultano avere una profondità maggiore di quanto possa sembrare a prima vista. Insomma, siamo di fronte ad un film bellissimo che, potendo vantare un livello tecnico eccellente, mette in scena una realtà degradata dove i giovani meno abbienti (alienati), al contrario di quelli benestanti, non riescono a vedere un futuro adatto a loro, vivendo in una società che preferirebbe eliminarli piuttosto che tenderli una mano, tutelando solo quelli senza problemi economici.

sabato 1 febbraio 2014

The Wolf of Wall Street (2013) di Martin Scorsese


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Bellissimo film di Scorsese che racconta una storia che si fa allegoria di un mondo marcio e senza morale. Il film tratta le vicende di Jordan Belfort, un giovane broker in erba che, per diventare ricco, inizierà ad effettuare operazioni illegali con azioni tossiche. Il suo giro di affari si andrà mano a mano ad allargare e lui creerà una società che diventerà un'autentica macchina sforna soldi. Purtroppo per lui sulle sue attività inizierà ad indagare l'FBI e si troverà ad avere a che fare con un agente incorruttibile. Il film mostra una società, negli anni 80, alla ricerca continua di ricchezza, correndo qualsiasi rischio per raggiungere il suo scopo. Jordan trova terreno fertile nelle persone comuni, che di fronte alla promessa di soldi affida a lui parte dei propri averi. Anche i membri della società e della finanza vengono rappresentati come persone disoneste, superficiali e che hanno come unico Dio il dollaro, credendo così di poter avere qualsiasi cosa. Oltre a ciò i protagonisti vengono anche mostrati come persone che nascondono le proprie insicurezze dietro la ricchezza e si trovano vittime di dipendenza da droga, per poter continuare ad avere questo stile di vita. Da notare come, senza l'ausilio degli stupefacenti abbiano delle figure più ridimensionate e meno stabili. Viene anche efficacemente evidenziato come essi si sentano superiori al sistema giudiziario e nazionale, come se fossero intoccabili per via dei propri patrimoni. Dopo un po' è facile notare come per loro lavorare sia solo un modo per provare forti emozioni e per sfidare il sistema finanziario. Questo è anche un film che tratta di droga è mostra come la sua assunzione permetta ai protagonisti di vivere al massimo, senza preoccuparsi per le conseguenze, nascondendo così insicurezze e tristezza. Nell'opera sono anche presenti scene molto ironiche e divertenti, che vanno ad alleggerire il tono di alcuni momenti. Dal punto di vista tecnico la pellicola è ottima, con un ritmo eccellente che fa sembrare le tre ore di lunghezza come fosse una sola. La telecamera si muove benissimo, con alcune trovate visive veramente pregevoli. Il ritmo segue l'euforia provata dai protagonisti, con fasi più posate durante i periodi di lucidità e fasi molto adrenaliniche durante l'assunzione delle droghe. In questa maniera viene creato un andamento del ritmo che permette di seguire la vicenda perfettamente, pur essendo presenti una quantità notevole di dialoghi e di voce narrante. La fotografia è ottima, con colori accesi e delle ambientazioni quasi sempre al chiuso, come se vivessero al di fuori della società. La colonna sonora è convincente e aiuta molto a dare ritmo alle scene. Gli interpreti sono molto bravi, soprattutto Di Caprio e Jonah Hill che danno vita a due personaggi eccezionali considerando che alla fine sono loro i veri protagonisti. Quindi, questo è un bellissimo film che scorre liscio come l'olio con un comparto tecnico ottimo e una storia che arriva senza cali all'ottimo finale, dove SPOILER l'inquadratura finale sugli spettatori del seminario che pendono dalle labbra di un ex-carcerato che gli promette soldi facili, mostra come la deriva valoriale sia solo peggiorata negli anni dando un quadro desolante della società FINE SPOILER.

venerdì 31 gennaio 2014

Jimmy Bobo - Bullet to the Head (2012) di Walter Hill


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Bel film old style firmato Walter Hill, che recupera le atmosfere dei buddy movie anni 80, aggiornando l'ambientazione e lo stile registico, senza tradire l'essenza del genere. La storia è quella di Jimmy Bobo, killer professionista a cui viene ucciso il partner per via del doppio gioco del datore di lavoro. Sulla vicenda inizierà ad indagare Taylor Kwon, un poliziotto coreano che deciderà di chiedere aiuto a Jimmy per portare avanti la ricerca del colpevole. Una delle cose più interessanti del film, pur presentando meccaniche rodate e viste innumerevoli volte è la qualità del racconto con cui viene sviluppato il rapporto fra i due protagonisti. Fra i due infatti, oltre a nascere una specie di amicizia, verranno a scontrarsi le rispettive visioni della giustizia. Bobo porta avanti dei metodi violenti e non esiterà a torturare e uccidere a sangue freddo anche nemici ormai inermi. Il poliziotto invece tenterà di arginare la spietatezza del killer, ma si troverà in parte trascinato dal suo modo di fare e riuscirà con difficoltà a far emergere la sua filosofia. Una cosa che ho apprezzato molto è il fatto che vengano riproposte in maniera adeguata delle situazioni molto ironiche che aiutano molto a entrare in empatia coi personaggi, riuscendo a stemperare la tensione in alcuni momenti. Unica pecca a livello narrativo è soprattutto lo scontrarsi fra il giovane Taylor, dipendente dalla tecnologia e Bobo, che invece non se ne intende molto. Questo aspetto l'ho trovato un po' stereotipato, ma nel bilancio generale non è un difetto molto rilevante. Un grande qualità del film è che ha un ritmo ottimo e scorre via benissimo. Apprezzabile è anche il fatto che sia stato deciso di mostrare un po' di violenza senza troppi filtri così da rendere più credibile e interessante la vicenda. La regia è molto curata, ben fatta e riesce in ogni situazione, anche in quelle più movimentate, a rimanere chiara pur utilizzando uno stile molto veloce. Il regista riesce a mantenere la tensione e il ritmo su livelli adeguati, riuscendo a creare, così, interesse pur sapendo dove andrà a parare la vicenda. La fotografia è buona e, insieme alla regia forniscono alcune scene veramente ben fatte, in ambientazioni che aiutano a dare il giusto tono. Gli interpreti danno prove buone e, anche se i comprimari non sono molto approfonditi, tutti hanno, bene o male, una loro identità. I due protagonisti sono caratterizzati bene e riescono a rimanere impressi nello spettatore, anche se Bobo è quello più interessante. Nel complesso quindi, questo è un film che in mani meno esperte poteva venir fuori brutto e tirato via, ma grazie a Walter Hill ci troviamo di fronte ad un bel film d'azione che sacrifica l'innovazione narrativa per concentrarsi sulla regia, che porta avanti egregiamente la vicenda fino all'azzeccatissimo finale.

mercoledì 29 gennaio 2014

Bella addormentata (2012) di Marco Bellocchio


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Bel film che analizza molto bene la società italiana di fronte al tema dell'eutanasia durante i giorni precedenti la morte di Eluana Englaro. Il film è composto da quattro linee narrative, di cui solo due intrecciate fra loro, con la vicenda di Eluana sullo sfondo. La prima è quella di un senatore, Uliano Beffardi, che si trova in conflitto morale sul votare o meno la proposta per rendere obbligatorio l'accanimento terapeutico. La seconda è quella della figlia del politico, Maria, che manifesta contro l'eutanasia e che conoscerà due ragazzi, uno caratterialmente instabile e l'altro più pacato che lo tiene a bada. Lei si innamorerà del secondo e, pur avendo idee diverse riescono a passare dei momenti insieme. Queste prime due storie sono collegate dal fatto che padre e figlia interagiranno durante il film. La terza è quella di un medico che si dovrà occupare di una tossicodipendente caduta in coma e per la quale prova attrazione. L'ultima, invece, racconta di una madre che ha deciso di abbandonare completamente la sua vita e la sua famiglia per accudire la figlia in stato vegetativo. La pellicola, attraverso queste vicende riesce a comporre un quadro, fatto di persone che si trovano a contatto con la questione dell'eutanasia e mostrerà come reagiranno di fronte al problema. Quasi nessuno di loro, qualsiasi sia la loro opinione, viene mal visto, eccezion fatta per il ragazzo instabile e per la classe politica nella quale si muove Uliano che viene mostrata superficiale, gretta e non realmente interessata al problema se non per fini propri. Il film mostra dei personaggi credibili che reagiscono a modo proprio, ma comunque legittimo di fronte alla questione, mostrando come il singolo non possa sopportare il peso di un problema così grande e importante per la vita di tutti. Ovviamente pur non condannando nessun personaggio comune, non tutte le scelte vengono viste positivamente, dato che ad esempio la scelta della madre con la figlia in stato vegetativo (Divina Madre) di rinunciare a vivere e abbandonare il resto della sua famiglia, chiudendosi in una bolla con la giovane, viene presentata come una situazione non condannabile, ma che porta solo sofferenza. Molto interessante è il fatto che una realtà sfaccettata e priva di una distinzione netta fra giusto e sbagliato venga rappresentata con superficialità e stupidamente dalla televisione che punta solo a creare due fazioni contrapposte. Nel film la bella addormentata è la nazione stessa che, vittima di un impoverimento culturale non riesce a creare un dialogo per raggiungere a posizioni condivise, ma ognuno resta della sua idea senza volersene separare. I politici invece sono completamente al di fuori dei problemi della gente e ciò viene mostrato nelle sequenze in senato, dove sembrano immersi in una realtà parallela. Questo può sembrare scontato, ma risulta veritiero e funzionale al film. La regia è ben fatta, come un ritmo posato e delle inquadrature interessanti, una in particolare è quella nel bagno turco. Nel complesso comunque sono rari i momenti in cui c'è un calo eccessivo di ritmo. La fotografia è molto curata, mantiene dei toni scuri e, nel complesso, abbastanza cupi, fornendo delle inquadrature nella norma, con alcuni momenti riusciti. Il cast dà buone prove, pur non eccellendo, tranne i personaggi dei politici che sono, a mio avviso, più riusciti, insieme a quello della Divina Madre, che riesce a dare molto carisma e crea una figura interessante. La storia d'amore della figlia del politico, pur essendo significativa dal punto di vista dell'unione di due opinioni opposte, non mi ha convinto appieno e l'ho trovata meno efficace degli altri. Nel complesso il film mi è piaciuto e riesce a far ragionare su una questione dove dare giudizi insindacabili non è corretto né facile e, anche senza mantenere la stessa qualità in ogni momento, rimane comunque un'opera ben fatta, intelligente che grazie ad una regia adeguata e curata riesce a rimanere impressa non scadendo nella banalità e nelle facilonerie.

domenica 19 gennaio 2014

Wampyr (1978) di George A. Romero


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Grande horror che distrugge e ricrea magistralmente la figura del vampiro spogliandola dell'aura mitica e romantica, per restituire un ragazzo malato immerso in un ambiente decadente. La storia è quella di Martin, un ragazzo che viene mandato a vivere con suo zio (Cuda) e sua cugina (Christina) in una piccola città. Lo zio è stato incaricato dalla famiglia di tenerlo d'occhio, dato che il giovane è dipendente dal sangue e per ottenerlo narcotizza le sue vittime, solitamente giovani donne, per poi berne il sangue. Questo è un film horror atipico, dato che viene dato molto più risalto al conflitto interiore del protagonista, che si vede costretto ad uccidere per via della sua dipendenza, più che per volontà propria. Questo aspetto viene sviluppato molto bene e risulta evidente la difficoltà di Martin nel resistere ai propri istinti. Altra cosa molto interessante è come è stato scelto di rappresentare questo "vampiro". Infatti lui non avrà le caratteristiche classiche del mostro, ma avrà un aspetto normalissimo e sarà in tutto e per tutto una persona normale, tranne per la dipendenza che si porta dietro. Da questo punto di vista è possibile assimilare la sua condizione a quella di un tossicodipendente, presentando tutte le sue debolezze e i suoi lati negativi. Con questa operazione viene magistralmente eliminato tutto ciò che rende i vampiri creature affascinanti e misteriose, mostrando quindi un personaggio debole, insicuro e vittima degli eventi. L'ambiente in cui è immerso ha inoltre caratteristiche che non lo aiutano ad andare avanti e a superare il suo problema. Infatti la società che lo circonda è caratterizzata da una certa superficialità e viene mostrato come sia, per i cittadini, molto più importante l'apparenza, di qualsiasi altra cosa. Le persone tentano di mantenere un'immagine impeccabile, pur nascondendo delle situazioni torbide e moralmente discutibili, insieme ad una forte vena egoistica. Emblematica è la scena in cui Martin narcotizza un uomo e la donna che è con lui preferisce rischiare di farlo morire, pur di non chiamare la polizia, per paura che il marito scopra la loro relazione. Anche la figura dello zio rispecchia questa mentalità e si preoccuperà molto di salvare l'onore della famiglia, mentre in realtà si macchia di azioni criminali e malvagie. Unica eccezione, oltre al ragazzo, è la sua cugina che però si troverà costretta a fuggire con un uomo che non ama pur di allontanarsi da quella realtà. La pellicola si schiera apertamente contro il fanatismo religioso dello zio, che vede in Martin solo una minaccia sovrannaturale, non cercando mai di aiutarlo a superare il suo problema. La regia è superba, con un ritmo posato che rende il film un'opera introspettiva che analizza benissimo la situazione di Martin. Nonostante questo non viene sacrificata la componente horror, anche se viene rilegata in alcune sequenze e lasciando nelle altre l'orrore dato dai rapporti sociali di quella realtà. La macchina da presa è mossa con maestria e, pure le sequenze più concitate, sono mantenute chiare ben orchestrate. Viene anche resa benissimo l'idea della morbosità con cui lui commette le sue efferatezze, che vengono rappresentate come atti sessuali, più che come omicidi veri e propri. Le sequenze migliori sono senza dubbio quelle nelle quali sono inseriti frammenti in bianco e nero, ambientate nel passato, come se lui fosse in un film di vampiri anni 30. Queste sono visivamente splendide, sono inserite benissimo nella narrazione e possono essere interpretate come delle visioni alle quali è sottoposto il ragazzo durante gli attacchi della dipendenza. Molto bella è la sequenza dove lui prepara la prima dose di narcotico. La fotografia è molto ispirata, con delle ambientazioni curate e che delineano bene la cittadina, e con le sequenze in bianco e nero veramente magistrali. Gli effetti speciali e i trucchi sono ben fatti, anche se risentono un po' dell'età. Gli attori danno buone prove, delineando personaggi realistici e mai sopra le righe, per via di un buon lavoro di caratterizzazione, anche se Martin è quello, ovviamente, più approfondito e sfaccettato. In conclusione questo è un'opera veramente bella che parte dal mito del vampiro per mettere in scena una versione rivisitata del mostro, inserito in un contesto realistico, che, attraverso i suoi problemi, permette di mostrare una società fatta di falsità, dove nessuno è accettato per quello che è e ciò, insieme ad un'ottima realizzazione tecnica, compone un film di alta qualità.

giovedì 16 gennaio 2014

American Hustle - L'apparenza inganna (2013) di David O. Russell


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Gran bel film che compone in maniera ottima una vicenda intrigante fatta di apparenze. La storia è quella di Irving, sposato con una ragazza madre, che per vivere fa il truffatore vendendo quadri falsi e facendosi dare acconti per prestiti che non concederà mai. La sua vita cambierà quando incontrerà Sydney, un ex spogliarellista che trova nell'uomo un modo di ricominciare. I due inizieranno a truffare in società, ma un giorno, per evitare di finire in galera, dovranno lavorare per un poliziotto che intende incastrare pezzi grossi della politica. Il piano prevede di raggirare questi criminali per coglierli con le mani nel sacco. La trama è sviluppata benissimo e non capita mai di perdere il filo della narrazione. Il film è suddiviso in una prima parte ambientata nel passato (praticamente un flashback) e in una seconda ambientata nel presente. Una cosa interessante è che durante il flashback la voce narrante non è sempre quella del protagonista Irving, ma i narratori diventano Sidney e Richie nel momento in cui viene espresso il loro punto di vista sulla vicenda. Ciò dà molto più ritmo all'azione ed aiuta a creare l'empatia con i personaggi. La pellicola mette in scena un gioco continuo di identità fasulle o celate, infatti molti personaggi dimostrano di non essere quello che sembrano ad un occhio superficiale, ma vengono mostrate molte sfaccettature che ribaltano più volte la visione sulla vicenda. Ad esempio nella prima scena i tre personaggi sembrano tutti poliziotti, mentre in realtà solo uno di loro lo è realmente. Altro caso è quello del sindaco Carmine, che sembra in un primo momento un semplice politico corrotto, ma durante il film mostra di avere realmente a cuore le sorti della città e ciò impedisce di dare un giudizio scontato sul suo operato. Questi sono solo due dei tanti momenti in cui una prima occhiata mostra una realtà parziale e distorta. Viene anche mossa una forte critica verso vari aspetti della società americana: la prima è verso un modello economico che ha spinto molto sull'acquisto a debito degli oggetti e che ha portato i cittadini ad esporsi a dei rischi; la seconda è verso un sistema politico costretto a sporcarsi le mani anche per fare del "bene". Oltre a ciò viene mostrata una forza di polizia (l'FBI) che non è in grado di rimuovere il marciume dalla politica perché esso è parte integrante di essa e sarebbe da riformare l'intero sistema. Questo è anche un film ritmatissimo che riesce ad intrattenere alla grande mettendo in scena una trama coerente ed interessante. La regia è ottima, dato che riesce ad orchestrare benissimo il racconto, dando un ritmo tale da rendere la narrazione scorrevole e facile da seguire. Ho notato che la macchina da presa si muove bene e mi sono sembrati azzeccati i movimenti verso un particolare soggetto, in maniera simile ad uno zoom. Le scene mantengono dei toni adeguati alla situazione, dando tensione dove serve e ironia in altri momenti. La regia inoltre sembra rendere omaggio a Tarantino in due momenti: durante l'apertura di un baule viene proposta la tipica inquadratura dal basso di Tarantino e in un'altra scena Richie mima con le dita un rettangolo come Uma Thurman in Pulp Fiction. La fotografia è ben fatta e riesce a dare inquadrature adeguate, con la giusta composizione degli interpreti. La colonna sonora è ottima e, pur essendo non originale, presenta degli ottimi pezzi che conferiscono ulteriore atmosfera alle scene. Gli attori sono in formissima e danno delle prove ottime, permettendo ai loro personaggi di avere carisma e credibilità. Anche il lavoro di scrittura è stato ben fatto, con personaggi sfaccettati che non sono mai completamente positivi o negativi; ognuno di essi ha dei pregi e dei difetti che li contraddistinguono e li rendono realistici. Saranno molte le personalità che rimarranno impresse e creeranno interesse nello spettatore. Nel complesso, quindi, questo è un film molto bello che riesce a far riflette non sacrificando il lato intrattenitivo, utilizzato anche per mostrare realtà torbide, e consegnando un'opera tecnicamente ottima che rimane impressa per la sua qualità.