sabato 15 novembre 2014

Dèmoni (1985) di Lamberto Bava


Trailer del film


Meraviglioso horror che è entrato nell'immaginario collettivo e che è stato citato in ogni dove. La protagonista è Cheryl, una giovane studentessa che viene avvicinata da uno strano uomo nella metropolitana, il quale le darà un invito per una serata in un nuovo cinema. Una volta arrivata all'edificio con una sua amica, andranno a godersi lo spettacolo. Purtroppo per loro, a causa di una maschera maledetta, alcune persone del pubblico si trasformeranno in demoni e scatterà un vero e proprio massacro. La storia è veramente intrigante ed è realizzata benissimo con un tono e un ritmo ben sfruttati per dare alla pellicola la giusta verve.
I protagonisti guardano un film
I punti di svolta sono disseminati con cura e la linea narrativa è veramente ispirata, per via di tutti i richiami metacinematografici e delle citazioni che sono inserite nel film. L'idea di ambientare tutta la vicenda dentro un cinema è ottima e tutto l'ambiente viene sfruttato con sapienza, riuscendo a creare situazioni veramente riuscite. In tutto questo l'horror la fa da padrone e sono molti i momenti tipici del genere, anch'essi ben sfruttati, e che garantiscono molta tensione per tutta la durata dell'opera. Gli effetti splatter, inoltre, sono realizzati in maniera artigianale e risultano ottimi ed efficacissimi. Il look dei demoni è curatissimo e rimane impresso a lungo per via dell'ispirazione con la quale sono stati concepiti. Il loro aspetto è stato ripreso in molti film e ha creato uno stile copiato molto. La vicenda si sviluppa, in alcuni momenti, come un vero e proprio assedio e ricorda vagamente uno stile carpenteriano.
Gli spettatori terrorizzati si preparano al peggio
L'opera ha un carattere molto derivativo, che potrebbe essere visto come un difetto, ma per me, vista la qualità con la quale sono stati mischiati gli elementi migliori dell'horror italiano e non solo, risulta comunque un lavoro degno di pregio. La regia è veramente ben fatta, con un ritmo invidiabile e un racconto così intrigante da far rimanere col fiato sospeso dall'inizio alla fine.
Un'infetta
Lo stile omaggia molto quello dei vecchi film horror italiani, aggiornandolo e rendendolo personale, pur conservando traccia delle sue ispirazioni. Anche l'aspetto horror è stato curato, dato che sono presenti molti momenti che disturbano e creano disagio. La fotografia è veramente ben fatta, con inquadrature che restano impresse e con dei giochi di luce irrealistici ma funzionali alla scena. Alcune inquadrature sono da antologia, come quella in cui vengono mostrati i demoni che salgono una scalinata del cinema, la quale è ormai diventata una scena cult che ha ispirato molti registi. Il montaggio è anch'esso ben fatto, dato che dà un bel ritmo alla narrazione e riesce a rendere sempre comprensibile come sta evolvendosi la trama. Anche la colonna sonora è molto ispirata, con brani dai toni rock curati e adatti alle scene.
La famosa scena quando i demoni salgono le scale
I personaggi sono caratterizzati in maniera semplice, ma efficace, dato che riescono a comporre un quadro variegato ed interessante, pur non vantando un approfondimento degno di nota. La scrittura della trama è stata fatta con criterio, essendo strutturata bene e presentando molte idee metacinematografiche che arricchiscono l'opera. Questo è un horror che ha ispirato innumerevoli film per via della qualità della narrazione e del comparto tecnico, che insieme riescono a creare un'opera di alta qualità che merita assolutamente la visione.

giovedì 13 novembre 2014

Prossima fermata: l'inferno (2008) di Ryūhei Kitamura


Trailer del film



Interessante horror che risulta convincente grazie ad una storia intrigante raccontata bene. Il racconto vede come protagonista Leon, un fotografo che sta cercando il modo di diventare un artista rinomato. Per far ciò inizierà a fare foto della città e si imbatterà in uno strano uomo. Quest'ultimo si rivela essere un killer che ogni notte sale su un treno della metropolitana e, quando il mezzo entra in un binario morto, fa strage dei passeggeri.
Leon parla con un suo amico in una tavola calda
L'indagine porterà Leon ha scontrarsi con il killer e a scoprire una verità terribile. La storia risulta essere strutturata abbastanza bene, con i punti di svolta nei momenti giusti e con alcune trovate non scontate che riescono a dare verve ad una narrazione che rischiava di scadere fin troppo facilmente in linee narrative battute fino all'inverosimile. Quasi ogni cosa inserita nel racconto non sembra essere un riempitivo, ma riesce ad essere in qualche modo funzionale alla narrazione. Ovviamente non mancano i momenti che fanno storcere il naso per via dei cliché che si portano dietro o per via di alcune ingenuità narrative. Ad esempio un aspetto che mi ha dato fastidio è il fatto che i personaggi si accorgano sempre quando il killer è alle loro spalle, con lui immobile dietro i loro e quest'ultimi che cambiano espressione, avendo capito di essere in pericolo. Altro aspetto non riuscitissimo è il fatto che il cattivo si comporti in maniera in po' illogica in alcuni momenti, lasciando spazio per contromosse e fughe precipitose, oltre al fatto che non uccida mai in maniera rapida, ma attenda sempre qualche momento per creare più pathos. Comunque nel complesso la storia convince molto e la mano di Clive Barker nella scrittura si nota, andando in alcuni momenti ad omaggiare Lovecraft.
Il killer attende il momento di agire
Il mistero e la tensione vengono create a dovere, oltre ad inserire momenti di macabra ironia che a volte stonano, ma risultano piacevoli alla fin fine. La regia è buona, con alcune trovate interessanti ed un uso consapevole della macchina da presa. La tensione e il ritmo vengono dosati bene, senza mai far scemare troppo l'attenzione dello spettatore. La fotografia è molto buona, dosando bene i colori, da caldi a freddi, e dando così alla scena il giusto tono. I momenti nella metro sono caratterizzati da tonalità molto fredde che danno bene il senso di metallico e inumanità del mezzo. Al contrario le scene nella città sono più calde e danno un senso di sicurezza allo spettatore, così da rendere più efficaci i momenti carichi di tensione. Il montaggio è ben fatto, con brevissimi inserti e visioni che fanno risultare comprensibile la scena, riuscendo ad arricchirla. Nel complesso il comparto tecnico è buono, senza far gridare al miracolo, anche se può vantare una messa in scena ispirata in alcuni punti. Il rumore di ferraglia della metro accompagna tutta l'opera e sono presenti molti suoni urbani che riescono a creare una bella atmosfera.
Il killer cerca le sue prede
Maya scappa per salvarsi la vita
I personaggi non sono molto approfonditi, ma riescono comunque ad amalgamarsi bene fra di loro e a creare delle interazioni che non sono ottime, ma fanno scorrere abbastanza bene la vicenda. La scelta di non caratterizzare i cattivi può essere da un certo punto di vista buona, così da disumanizzarli e darli un'aura più malvagia. Il protagonista invece è caratterizzato abbastanza bene, pur essendo circondato da comprimari dimenticabili.
Bradley Cooper non recita benissimo, ma alla fine porta a casa dignitosamente la parte. La scrittura è uno degli aspetti che porta avanti maggiormente l'opera, essendo ben visibile la visionarietà di Clive Barker, il quale costruisce una storia intrigante e colma di mistero. Quindi, questa è una pellicola convincente, non priva di difetti, che crea bene la tensione e l'interesse nella trama, la quale è ben raccontata anche grazie ad una tecnica buona, che rende piacevole la narrazione e riesce a creare una buon crescendo che nel bel finale trova la sublimazione.

mercoledì 5 novembre 2014

The Master (2012) di Paul Thomas Anderson


Trailer del film



Bel film di Paul Thomas Anderson, che racconta bene il rapporto fra due uomini sconfitti dalla vita e dai caratteri forti. La storia vede come protagonista il reduce Freddie, il quale, tornato dalla seconda guerra mondiale, fatica a reinserirsi nella società, avendo perso ogni contatto sociale della sua vecchia vita. Questo lo porterà ad essere irascibile e ad affogare i suoi dispiaceri in distillati da lui preparati. In seguito Freddie incontrerà casualmente Lancaster, capo di una setta che crede in una sorta di reincarnazione che permette allo spirito di essere eterno e di non morire mai realmente. Fra i due nascerà una intesa che poi andrà via via degenerando e ciò porterà a scontri fra le due forti personalità. Freddie si troverà in una situazione molto difficile e viene efficacemente messa in scena la distruzione psicologica a cui sono soggetti i reduci di guerra.
Freddie tenta di rifarsi una vita facendo il fotografo
La trama viene gestita bene e vede come fulcro il rapporto fra i due uomini. Questo permette di esaminare a fondo le dinamiche che sorgono quando due menti si scontrano, di cui una tenta di dominare l'altra, la quale però non si piega. La storia non presenta un andamento continuativo, ma sono presenti una serie di situazioni che coprono un arco temporale abbastanza lungo. Nonostante ciò la trama  risulta molto piacevole ed interessante, anche se non sempre è ritmata come dovrebbe. Un aspetto molto interessante è il modo con cui Freddie si avvicina al culto di Lacaster. Il reduce si trova in una situazione di forte difficoltà, dato che si trova in completa solitudine e spera di trovare nel gruppo dell'altro accettazione e calore umano. Nonostante il suo tentativo, non riuscirà comunque a far venir meno la sua volontà, che doveva diventare subordinata a quella di Lancaster, e ciò lo porterà a cercare altre strade per trovare se stesso. Interessante come alla fine della vicenda i due si separino, pur provando reciproco rispetto e affetto, salutandosi in maniera sincera e consci che per loro questa esperienza è stata un fallimento che li ha però portati a comprendere meglio se stessi.
Uno dei primi incontri di Freddie e Lancaster
Nel film viene anche presentato il tema dei falsi profeti e di come la gente sia disposta ad abbandonare ogni pensiero critico pur di avere una guida che gli indichi la strada, senza che loro debbano fare alcuno sforzo. Nonostante tutti questi temi siano ben sviscerati durante la visione, la storia non risulta così affascinante da reggere una durata così elevata, rischiando di stancare eccessivamente lo spettatore, il quale deve anche impostare un certo ragionamento per poter comprendere pienamente il film. La regia è veramente ben fatta, con delle inquadrature studiate benissimo e alcuni pianisequenza veramente ben fatti. Mediamente le scene sono abbastanza lunghe e danno ampio respiro ai movimenti dei personaggi. Nonostante i lievi problemi nel ritmo viene comunque creato un buon interesse nella storia e viene usato un tono molto umano per raccontarla. Anche lo stile visivo è molto curato e le scene durante le fantasticherie di Freddie sono realizzate molto bene e danno un tono adeguato al turbe del protagonista. Anche la messa in scena e la fotografia sono ben fatte, con ambientazioni suggestive e un uso ottimo delle luci, che ben sottolineano lo stato d'animo del reduce. Un esempio in tal senso è il momento in cui Freddie torna nella sua città natale per ritrovare una ragazza della quale era innamorato, che è caratterizzato da toni molto freddi che fanno intendere lo stato d'animo dell'uomo che vede sfumare le sue speranze. Anche il montaggio riesce a rendere comprensibile e coesa una storia che poteva rischiare di sembrare sfilacciata e senza continuità, anche se non sempre è stato evitato questo rischio. Il comparto tecnico è quindi veramente di alto livello e riesce sempre a mantenere una qualità non comune. Gli attori sono bravissimi, con i due protagonisti che riescono a spiccare in ogni scena per via della bravura con la quale hanno caratterizzato i loro personaggi.
Parte della setta in un ascensore
La scrittura e la caratterizzazione dei personaggi è stata eseguita bene, anche se ovviamente non tutti sono delineati alla perfezione, anche per evitare di dover esplorare troppi caratteri. La parabola ascendente e discendente nel rapporto fra i due protagonisti è stata raccontata molto bene e riesce a creare interesse nello spettatore. Quindi, questo è un bel film che racconta di uomini alla ricerca di un posto nel mondo, i quali, pur non riuscendo effettivamente a trovarlo, riusciranno comunque ad intraprendere un percorso che li cambierà e li renderà più consapevoli. Se a questo aggiungiamo una tecnica di tutto rispetto è facile intuire come questo sia un'opera assolutamente consigliata e che necessita di molta attenzione per farsi apprezzare, anche se questo è prerogativa di ogni bel film.

L'anticristo (1974) di Alberto De Martino


Trailer del film



Buon horror a tema esorcistico che non innova, ma risulta comunque piacevole per gli amanti del genere. La protagonista è la giovane Ippolita, una ragazza ricca che è diventata paralitica a causa di uno shock emotivo. Lei tenterà tutte le vie per tornare a camminare, perfino confidare in un miracolo, ma quando vede le sue speranze andare in fumo perde la fede che la contraddistingueva, lasciando entrare il maligno nella sua vita.
Il fratello di Ippolita nel suggestio corridoio di casa
La causa scatenante della possessione è la terapia ipnotica tenuta dalla ragazza come ultima via per tornare a camminare. Durante queste sedute lei verrà in contatto con una sua incarnazione precedente, la quale era stata protagonista di riti satanici. In breve lei sarà posseduta dal demonio e verranno chiamate varie persone per farla rinsavire. La storia è sviluppata abbastanza bene, anche se segue in tutto e per tutto le caratteristiche e le linee narrative tipiche del genere. Nonostante ciò quest'opera riesce a ritagliarsi un posto, per via della creazione efficace dell'atmosfera che viene costruita bene durante tutto il film.
Immagine del rito che ha sostenuto l'antenata di Ippolita
In molte scene viene dato un indizio sulla futura possessione che porterà ad avere momenti veramente efficaci e che rendono lo spettatore partecipe della storia. L'aura che si crea intorno alla protagonista è veramente ben fatta e riesce a renderla sempre interessante, sopperendo così alla poca fantasia del racconto. Alcuni momenti sono veramente ispirati, come quello della possessione con il parallelismo fra il sabba e lei sul letto. La figura di Ippolita è anche caricata di un certo erotismo, dato che il suo nuovo io la porterà ad avere una sessualità più aperta e sfrenata. La regia è buona, dato che è presente una certa cura nell'inquadratura e nella realizzazione delle scene, come ad esempio l'immagine di lei ripresa da dietro la fiamma del camino come se stesse bruciando. Anche la tensione provata in alcuni momenti e la potenza di Ippolita da indemoniata sono rese bene. La fotografia e la messa in scena sono buone, senza trovate eccelse, ma si difendono bene, soprattutto nei parallelismi fra il presente e la sua vecchia vita.
L'antenata di Ippolita
Il montaggio è uno degli aspetti che risulta più curato dato che viene sfruttato per dare un senso di collegamento fra i due spazi temporali e riesce, anche nelle sequenze finali, ad evocare un presagio di morte con una buona efficacia. Purtroppo in alcuni momenti, per fortuna pochi, un montaggio eccessivamente serrato stucca un po' e impedisce la piena comprensione, oltre a sembrare fuori luogo. Anche la colonna sonora è molto buona, con un uso intelligente dei violini per dare un tono diabolico alle scene. I personaggi non sono molto approfonditi, eccezion fatta per Ippolita, anche se i comprimari riescono ad essere caratterizzati con un certo gusto.
Ippolita che si difende da un esorcista
Le turbe della protagonista e la sua confusione mentale sono rese bene, oltre a vestirla sapientemente con un'aura demoniaca. La trama però è sviluppata in maniera fin troppo canonica e non vengono sfruttati fino in fondo le occasioni che c'erano. Quindi, questo è un film riuscito a metà, che convincerà i fan del genere per via i una messa in scena ben fatta e di alcune buone idee, ma nel complesso rimane un prodotto nella media, che è piacevole ma non rimarrà impresso, se non per qualche momento visivamente riuscito.

Hard Candy (2005) di David Slade

Trailer del film



Bel revenge movie che, cambiando più volte le carte in tavola, risulta interessante e riuscito. La storia comincia con una chat nella quale stanno conversando i due protagonisti: Hayley, una quattordicenne, e Jeff, un fotografo. I due decidono di incontrarsi in un bar e successivamente andranno a casa dell'uomo. Da lì emergeranno le vere intenzioni della ragazza, che causeranno una serie di eventi fuori controllo e molto pericolosi per entrambi.
Hayley gioca con Jeff
La storia ha il grande pregio di seguire un andamento abbastanza variegato, riuscendo a stupire ed interessare lo spettatore dall'inizio alla fine, con pochi cali di ritmo. Uno degli aspetti che ha garantito alla pellicola un guizzo inaspettato è il fatto che venga ribaltato più volte il punto di vista attraverso il quale è presentata la situazione, con i due protagonisti che svelano via via le loro vere nature e le loro intenzioni. Ciò premette di rinnovare molto la narrazione e destabilizza lo spettatore che non sa con chi schierarsi, avendo fino ad un minuto prima simpatizzato con uno dei due, per poi far scoprire alcuni lati del suo carattere che mettono in discussione l'attaccamento provato fino al momento precedente. La tensione viene creata molto bene e in alcune scene riesce a far stare col fiato sospeso, tanto è ben calibrata.
La lotta fra i due
Anche l'operazione chirurgica nella parte centrale della pellicola è stata sfruttata molto bene, dato che disturba moltissimo e riesce a risultare violenta anche senza mostrare cosa accade, ma solo attraverso il fuori campo e i suoni. I temi della pedofilia e dei pericoli che si possono nascondere nei meandri del web sono mostrati in maniera palese, ma non vengono sviluppati a fondo, essendo utilizzati principalmente come incipit della storia e per portare avanti alcuni risvolti della trama. Questa cosa secondo me è un peccato, perché la storia poteva dare molti più spunti di riflessione. Con questo non intendo affermare che i due temi citati non siano minimamente affrontati, ma nel bilancio complessivo del film risultano più che altro espedienti narrativi interessanti, piuttosto che le colonne portanti dell'intera vicenda. L'imprevedibilità della narrazione riesce a convincere moltissimo, riuscendo a far restare sulle spine e presentando una storia non banale che dimostra anche una certa dose di cattiveria e cinismo. La regia è buona, dato che riesce a dare il giusto ritmo alla narrazione e riuscendo a creare benissimo la tensione, spiazzando continuamente lo spettatore con svolte in parte inaspettate.
La ragazza sottomette Jeff
La natura stessa di revenge movie emergerà gradualmente, ma questo non ingabbia la narrazione che resta comunque libera da molti cliché. Viene anche dato il giusto pathos ai momenti cruciali dosando gli effetti visivi. Unica pecca è un uso eccessivo della telecamera in movimento, che alla lunga dà un po' fastidio, pur facendo rimanere comprensibile la scena. La fotografia è curata, alternando toni caldi ad altri più freddi nei momenti dove si intuiscono le vere intenzioni della ragazza. Le inquadrature sono curate e alcune di esse riescono a rimanere impresse. Anche la messa in scena è curata, con delle ambientazioni abbastanza caratterizzate e con un buon lavoro sui corpi dei protagonisti. Il comparto tecnico quindi si assesta, nel complesso, su buoni livelli e dà il suo contributo al film. La fase di scrittura è stata fatta bene, con una storia interessante narrata con gusto e senza rinunciare ad un po' di cattiveria e di morbosità nelle interazioni fra i personaggi. Entrambe le due figure sono state giustamente caratterizzate molto bene, con molte sfaccettature che le rendono disturbanti e disturbate. Essendo loro centrali in ogni scena, una caratterizzazione approssimativa avrebbe ucciso il film ancora prima di iniziare.
Un momento cruciale che introduce nuovi elementi nella storia
Nonostante il buon lavoro di scrittura devo ammettere che Ellen Page sovrasta la performance di Patrick Wilson, tanto da restare molto più impressa della sua controparte. Fra le due figure nasce una certa alchimia, come una danza della morte che li trascina verso il finale. Proprio quest'ultimo risulta essere gestito molto bene, dato che mostra, anche se non con la forza necessaria, l'inutilità della vendetta e della disumanizzazione e dei sacrifici che essa richiede. Ciò che rimane è una pellicola che sfrutta bene le sue carte e, pur lasciando da parte i temi trattati per portare avanti la buona trama, riesce ad appassionare molto e a calare bene lo spettatore in una vicenda malata che acquista senso man mano che procede.

domenica 26 ottobre 2014

È stato il figlio (2012) di Daniele Ciprì


Trailer del film



Interessante commedia nera di Ciprì che racconta una storia grottesca in un contesto disagiato e molto duro. La storia è ambientata nella periferia di Palermo, con la famiglia Ciraulo che vive la sua normale vita in un contesto degradato che li costringe a vivere in maniera precaria. Una tragedia familiare li metterà in condizione di ottenere molti soldi, che verranno sfruttati male e porteranno a conseguenze ben più gravi. La storia è ben narrata, con l'intelligente scelta di presentare tutto come un flashback, e riesce ad interessare lo spettatore dall'inizio alla fine. I colpi di scena ed i momenti significativi sono ben dosati e permettono alla narrazione di procedere spedita e senza grossi cali di ritmo. La pellicola ci porta in una realtà fortemente disagiata, dove non sembra esserci posto per la pietà e la giustizia. Le pieghe che prende la vicenda mettono in luce proprio questo aspetto, cioè che la miseria nella quale vive la popolazione impedisce di ragionare in maniera normale, ma li costringe a ricorrere a qualsiasi mezzo, morale o meno, pur di tirare a campare.
Parte della famiglia Ceraulo al mare

Interessante il fatto che l'unico personaggio che ci rimetterà maggiormente sarà proprio quello che meno si adatta e che risulta meno idoneo a quella situazione sociale. Lo Stato è assente e l'unico momento nel quale appare è quando dovrà risarcire la famiglia Ciraulo, senza curarsi, né prima né dopo, di aiutare quel contesto disagiato. Viene ben composto un microcosmo che sembra fuori dal mondo, nel quale è presente solo criminalità, con i protagonisti che dovranno averci spesso a che fare, non vedendo intorno altri interlocutori. Ovviamente i personaggi non sono esenti da critiche, non avendo voglia né interesse nel modificare lo status quo. L'arrivo dei soldi mette ancora più in luce la fragilità morale e la pochezza della famiglia, dato che penseranno unicamente a dare un'immagine esteriore di benessere, senza curarsi di riparare i veri problemi che l'affliggono. Nel complesso questo film può essere considerato una commedia nera, per via della tragicità che aleggia durante tutto il racconto, che viene però accompagnata da situazioni ironiche e al limite della comicità. Questo aspetto e ben sfruttato in buona parte dei casi, mentre altre volte assistiamo a scenette un po' banali che fanno sorridere senza aggiungere nulla alla vicenda. L'aspetto che emergerà maggiormente sarà comunque la tragicità del racconto, che colpirà spesso lo spettatore e lo metterà di fronte ad una realtà che non sembra possa esistere al giorno d'oggi. Viene anche ben mostrato come la ricerca continua del denaro e della rivincita sociale siano obiettivi che non finiscono con rendere migliore una persona, ma anzi la rendono tendente maggiormente a commettere atti immorali.
La famiglia attende notizie sul risarcimento statale
Un'altra cosa che non mi ha convinto è il fatto che alcuni aspetti siano un po' trascurati o eliminati in maniera un po' brusca, come il pagamento dei prestiti, forse per via dell'eccessivo numero di temi trattati. La regia è buona, dato che riesce a rendere la vicenda interessante e a darle un taglio stilistico definito e curato. Le inquadrature sono studiate bene, dato che i personaggi sono spesso disposti secondo geometrie che rendono visivamente interessante l'immagine. Purtroppo il tono non è sempre mantenuto adeguato, dato che non ho molto apprezzato i momenti musicali, che ho trovato, salvo rare eccezioni, un po' scialbi e poco coerenti col resto del film. Anche alcune trovate registiche, come quella di non far sentire le condizioni dei prestiti, le ho trovate poco originali e non aggiungono molto alla storia. Altre idee invece sono ispirate e aiutano il procedere della narrazione, come la scelta far capire chi è la vittima di una sparatoria mostrando via via i volti che guardano il corpo e facendo intuire per esclusione chi è stato colpito. La fotografia utilizza colori molto accesi, che tendono in alcuni casi quasi al bianco per via della presenza continua di un sole battente. L'ambientazione è curata molto bene, con l'agglomerato urbano ben strutturato e fortemente chiuso in se stesso, mentre il resto della città è quasi surreale per come è presentato e per via dei personaggi che lo popolano.
Nicola Ciraulo si rivolge ad uno strozzino
La colonna sonora non è male, ma nei momenti musicali mi sembra scada un po' e diventi eccessivamente banale. I personaggi sono sviluppati bene, con personalità variegate che si mescolano bene. I loro caratteri aiutano molto a capire le dinamiche che regolano quel luogo e come quest'ultimo rovini le persone. Tutti i membri della famiglia, e più in generale chi abita lì, hanno una moralità solida solo in apparenza, senza che questa regoli davvero le loro vite. In realtà loro sembrano guidati unicamente da una specie di istinto di sopravvivenza, che li fa commettere atti terribili. Tutto ciò è frutto dell'ambiente disagiato nel quale si trovano che non gli ha lasciato alternative e, non essendo venuti a contatto con ambienti normali, non si preoccupano molto di migliorare la propria condizione, adagiandosi pigramente nella propria realtà. Gli attori sono in parte e riescono quasi tutti a dar vita a personaggi convincenti, con alcuni di essi (la nonna e il padre), veramente ben fatti e capaci di impressionare. Quindi questa è una bella commedia nera, girata con gusto, che ha alcune pecche, ma grazie ad uno stile curato riesce a convincere e a spiccare descrivendo una realtà disfunzionale grazie ad una trama ben scritta.

Io ti salverò (1945) di Alfred Hitchcock


Trailer del film



Bel thriller di Hitchcock che percorre strade narrative interessanti con la solita maestria. La storia è ambientata in un istituto di psicanalisi, nel quale lavora Costance, una bella psicologa dai modi algidi. La sua vita subirà una scossa quando arriverà il nuovo direttore della clinica, Anthony, il quale entrerà quasi subito nelle sue grazie. La situazione andrà a complicarsi una volta scoperto il segreto del nuovo direttore, che porterà entrambi a vivere dei momenti pericolosi per giungere alla terribile verità.
Scatta la passione fra Constance, che si lascia andare, e Anthony
La storia procede molto bene, con il ritmo giusto e creando via via l'atmosfera adatta ad un thriller di questo tipo. Lo sviluppo dei personaggi e le vicende che dovranno affrontare sono strutturati molto bene e l'inserimento della psicanalisi nel racconto dà un ulteriore elemento di approfondimento. Questo porta la storia su vie interessanti, essendo, in alcuni punti, un'indagine effettuata nella psiche per scoprire cosa è realmente accaduto. Viene seguito un andamento lineare, che riesce comunque a mantenere alto l'interesse, grazie alla maestria nella creazione della tensione che è ancora oggi senza pari. Non sto parlando di uno dei migliori lavori del maestro, ma vista la qualità media dei suoi film non siamo di fronte ad un prodotto mediocre, ma di un bel film che si deve confrontare con pietre miliari della cinematografia e quindi dire che non è a quei livelli non è di per sé una critica.
Un'inquadratura del sogno di Anthony
Alcune sequenze riescono ad essere indimenticabili, come la fase del sogno che è visivamente eccezionale e riesce ad essere ben spiegata dagli psicologi. Uno dei temi che viene portato avanti dalla pellicola è mostrare come chiunque possa nascondere torbidi segreti, dietro un'immagine impeccabile, oltre a presentare la giustizia come una mano implacabile che non guarda in faccia a nessuno e rischia di incolpare senza la certezza della colpevolezza. La regia è fantastica, con un'ottima cura dell'immagine e una creazione della tensione che rimane piacevolmente impressa. La macchina da presa è mossa con bravura e riesce ad immergere completamente lo spettatore nella vicenda. Anche le soggettive sono studiate bene, come quella in cui Anthony beve e viene mostrata la sua visuale che osserva attraverso il fondo del bicchiere, che ho trovato molto interessante. Alcune trovate sono ottime, come la mano in primo piano che tiene la pistola, resa attraverso una mano finta, e riescono a dare una certa varietà alla narrazione.
Altra bellissima inquadratura del sogno
Altro aspetto che ho amato è il fatto di inquadrare con dei primi piani dei dettagli ambientali che danno un forte contributo alla crescita della tensione, dato che questa tecnica viene usata con gusto ed efficacia. Non mancano anche i momenti un po' horror, come il flashback con l'uccisione del bambino che, oltre ad essere girata in maniera ottima, scatena forti sensazioni per la crudezza con la quale viene mostrata. La fotografia è ottima, con un uso ottimo delle ombre e con la scena del sogno che da sola merita la visione del film, riuscendo a rimanere anch'essa impressa per via della cura nelle ambientazioni e della simbologia di alcune sequenze. Un esempio in tal senso è l'apertura delle porte nella psiche di lei durante il bacio, aspetto che viene ripreso per rendere più coinvolgente la ripresa di Anthony.
Il flashback che nasconde un terribile segreto
La colonna sonora è di stampo classico ed in alcuni momenti è un po' roboante, ma nel complesso è azzeccata e riesce a risultare piacevole. I protagonisti sono veramente accattivanti e riescono e creare forte empatia con lo spettatore, che si troverà a temere per la loro sorte. Constance ed Anthony sono caratterizzati bene e riescono ad avere un'alchimia amorosa che a volte sfocia nel rapporto dottore-paziente. I comprimari sono abbastanza caratterizzati, anche se un po' chiusi dentro i caratteri dati dalla loro professione. Ciononostante riescono a rimanere impressi e a dare qualcosa in più alla pellicola. Quello che rimane è un bel thriller, nel quale si vede la mano del maestro, che riesce ad appassionare molto e ad essere visivamente così vario ed accattivante da rimanere impresso, anche grazie alle bellissime scenografie di Salvador Dalì e all'ottima tensione suscitata.